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venerdì 11 settembre 2015

CASO MARO': CLAMOROSA INDISCREZIONE CHE POTREBBE SCAGIONARE I NOSTRI MILITARI

Che c'è qualcosa di poco chiaro in tutta questa faccenda è noto a tutti ormai, l'India continua la propria battaglia contro i nostri Marò che continuano a proclamarsi innocenti. Ed ora a scagionarli potrebbe essere proprio l'India. Secondo l'indiscrezione riportata oggi dal 'Quotidiano Nazionale' alcuni documenti depositati al Tribunale del Mare di Amburgo da parte di New Dehli scagionerebbero i militari Italiani, infatti risulterebbe che i proiettili che hanno ucciso i pescatori Indiani non combacerebbero con quelli in dotazione ai Marò.

I documenti depositati dall'India
Il referto autoptico parla infatti di un'ogiva, estratta dall'anatomopatologo K.S. Sasikala dal corpo di una delle vittime, lunga 31 millimetri, con una circonferenza di 20 millimetri alla base e di 24 nella parte più larga. Proiettili decisamente diversi dal calibro 5,56 Nato in dotazione ai Marò, che utilizzano i fucili mitragliatori Beretta AR 70/90 e Minimi.

Inoltre ci sarebbero pure le testimonianze
L'INDIA CI STA PRENDENDO IN GIRO.
Da parte di alcuni testimoni, precisamente i tre pescatori sopravvissuti: 'Le testimonianze (spiega il giornale Quotidiano Nazionale)  sono l'allegato numero 46 delle carte che l'India ha depositato ad Amburgo al Tribunale internazionale per il diritto del mare, e sono state raccolte il 30 luglio 2015. Il comandante del peschereccio Freddy Bosco, 34 anni, residente nello stato meridionale del Tamil Nadu, e il marinaio Kinserian, 47 anni, dichiarano 'onestamente e con la massima integrità' che alle 16,30 del 15 febbraio 2012 il natante 'finì sotto il fuoco non provocato improvviso dei marinai Massimiliano Latorre e Salvatore Girone della Enrica Lexi'. Entrambi, guarda caso, sbagliano nello stesso modo il nome della petroliera, la Enrica Lexie. Entrambi aggiungono che i 'tiri malvagi' hanno provocato la 'tragica morte dei cari amici e colleghi Valentine, alias Jelastin, e Ajesh Binke'. La loro vita dopo la presunta sparatoria è descritta nello stesso modo: 'Indicibile miseria e una agonia della mente, una perdita di introiti, La nostra ordalia non è finita'.  Quasi identiche le parole usate dal terzo pescatore, Michael Adimai, sentito il 4 agosto 2015, che parla di spari 'senza preavviso e provocazione' e, come gli altri due, denuncia l’incapacità di portare avanti 'le attività quotidiane'. Strane coincidenze che si aggiungono ai troppi punti oscuri della tragica vicenda, tra omissis, sospetti e ritardi della polizia. Per di più, le carte non avrebbero dovuto essere depositate al tribunale amburghese, visto che i giudici erano chiamati a decidere solo se il processo ai marò dovesse essere celebrato dall'India o dall'Italia. Insomma, le udienze ad Amburgo sono state sfruttate da Nuova Delhi per ribadire la colpevolezza dei marò italiani. Come è noto, la Corte di Amburgo il 24 agosto ha sospeso tutte le procedure giudiziarie indiane ma non si è pronunciata sulla richiesta di rientro in Italia di Salvatore Girone.

Infine il Gps del peschereccio Indiano
Secondo il Quotidiano Nazionale, non fu subito consegnato alla polizia appena arrivati al porto, ma dopo ben otto giorni, con il computer di bordo malridotto, quindi si potrebbe pensare ad una manomissione del computer, del resto così facendo avrebbero avuto tutto il tempo per cancellare alcuni dati, ben otto giorni..

Fonte Ansa.

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